Archivi del mese: novembre 2014

Un anno di Metal: 1988

Iron Maiden, Seventh Son of a Seventh SonNell’Aprile del 1988  un ragazzino appena quattordicenne entrò in un negozio di dischi e non curandosi degli scaffali  dove erano esposti i vinili si diresse sicuro all’espositore delle cassette. Poco meno di un anno prima un compagno di scuola lo aveva introdotto alle gioie dell’Heavy Metal: un paio di cassette TDK dove erano copiati Somewhere In Time degli Iron Maiden e Master of Puppets dei Metallica. Erano poi seguiti mesi di intense discussioni e ascolti religiosi, mesi nei quali non si era perso un numero di H/M, all’epoca la rivista specializzata più autorevole in Italia. Quel giorno aveva appena incassato la sua paghetta settimanale ed era determinato a spenderla tutta in un botto solo. Con trepidante attesa voltò le pagine dell’espositore fino a quando trovò l’oggetto dei suoi desideri: il nuovo album degli Iron Maiden, Seventh Son of a Seventh Son.

Metallica, ...And Justice for AllAgli occhi di quel ragazzino il panorama musicale metallaro del 1988 era straordinariamente eccitante. C’erano i Glamsters e i Thrashers sempre in lotta fra di loro, c’era l’Hard Rock di Europe e Bon Jovi che tutti disprezzavano ma che tutti conoscevano, c’erano i Metallica che mettevano d’accordo tutti e alla radio passavano Appetite for Destruction dei Guns N’ Roses e Hysteria dei Def Leppard, entrambi usciti l’anno prima ma esplosi quell’estate (in totale dieci settimane al numero 1 delle classifiche di Billboard) ed entrambi ormai “storia vecchia” per i metallari più attenti. Gli Europe quell’anno pubblicarono Out of this World e i Bon Jovi New Jersey, album sotto tono rispetto ai precedenti pluri-decorati The Final Countdown e Slippery When Wet ma pur sempre in grado di avvicinare all’Heavy Metal folle di nuovi fans. I Metallica uscirono invece con …And Justice for All e cominciarono la loro scalata alle classifiche internazionali col singolo One.

Helloween, Keeper of the Seven Keys Part IIPiù tardi quello stesso anno uscì Keeper Of The Seven Keys Part 2 degli Helloween. Comprandolo a scatola chiusa, solo perché gli piaceva la copertina, il me ragazzino di cui sopra scoprì un nuovo genere musicale: quello che sarebbe poi stato chiamato Power Metal. Di solito si fa risalire la data di nascita del genere all’uscita del primo capitolo della saga delle sette chiavi degli Helloween, ma fu il 1988 che diede il vero impulso grazie anche agli album di Rage (Perfect Man), Running Wild (Port Royal), Manowar (Kings of Metal) e Vicious Rumors (Digital Dictator). I Virgin Steele pubblicarono Age of Consent che però fu un fallimento commerciale. Tra le curiosità legate al Power Metal si segnalano l’esordio dei Blind Guardian (Battallions of Fear), The Daily Horror News dei Risk (una band non priva di senso dell’umorismo) e l’album Exciter degli Exciter. Questi ultimi furono tra i primi a suonare speed metal ed ebbero una influenza non da poco sul Thrash ma si evolsero poi in una direzione più melodica, tanto che nel 1988 il batterista Dan Beehler lasciò il microfono a un nuovo cantante e la band divenne per un breve periodo un quartetto. Fecero parlare di sé anche i Sanctuary con Refuge Denied più però per la presenza di Dave Mustaine come produttore che per  la qualità pur molto buona del disco.

Robert Plant, Now And ZenQuell’anno i Led Zeppelin pubblicarono non uno ma ben due album! Vabbè si fa per dire… ma mentre Jimmy Page cominciava la sua carriera solista con Outrider Robert Plant consolidava la sua posizione con Now and Zen, che avrà anche una produzione di plastica ma a me continua a piacere come quando lo ascoltai per la prima volta. Dopo tre anni gli AC/DC tornarono a pubblicare un vero album (Blow Up Your Video), gli Scorpions fecero uscire Savage Amusement (questo sì invecchiato malissimo) e Ozzy Osbourne con No Rest for the Wicked diede un degno successore a The Ultime Sin. David Lee Roth pubblicò Skyscraper, un lavoro più maturo e per certi versi più serio del precedente Eat ‘em and Smile di un paio d’anni prima, mentre i Van Halen dimostrarono di non avere ancora digerito la dipartita del cantante rispondendo ironicamente al titolo del suo primo disco con OU812. Sempre in ambito Hard Rock gli Hurricane pubblicarono Over the Edge che divenne il loro album più di successo. Negli Hurricane militavano il bassista Tony Cavazo e il chitarrista Robert Sarzo che sono i fratelli piccoli di Carlos Cavazo e Rudy Sarzo, il primo dei quali pubblicò quell’anno QR coi Quiet Riot mentre il secondo aveva ormai lasciato la band da tempo per unirsi ai Whitesnake.

Blue Oyster Cult, ImaginosDopo quasi otto anni vede la luce il progetto Imaginos, uscito a nome Blue Öyster Cult ma in realtà concepito e messo insieme da Albert Bouchard e Sandy Pearlman. Fu così che uno dei migliori album dell’anno, nonché a tutt’oggi l’ultimo prodotto davvero eccezionale dei Blue Öyster Cult, passò quasi inosservato. Anni dopo, quando finalmente lo ascoltai insieme al resto della discografia della band, Imaginos divenne uno dei miei album preferiti di sempre e non nascondo un certo disagio nel notare che sia stato un falimento commerciale proprio nel 1988, quando cioè io ragazzino ogni settimana mi spendevo la paghetta in musica. Se solo avessi comprato questo invece di…

LA GunsDi album brutti ne abbiamo comunque comprato tutti e non è il caso di stilare classifiche in negativo. Ma un flop memorabile merita forse di essere ricordato: Cold Lake dei Celtic Frost. Questa band è famosa per aver influenzato tutto il movimento Black Metal con album come To Mega Therion del 1985 e Into The Pandemonium del 1987 ma nel 1988 se ne uscì con un album Glam! Ovvio tentativo di sfruttare l’onda del successo commerciale del genere che a quel punto degli anni ottanta aveva raggiunto l’apice. Ma non si pensi che la qualità di tutte le uscite Glam fosse per questo mediocre: Long Cold Winter dei Cinderella e Open Up and Say… Ahh! dei Poison furono conferme importanti, Wings of Heaven dei Magnum e Reach for the Sky dei Ratt ennesime prove di gran gusto, e non mancarono un live memorabile (anche se pieno di overdubs) a cura dei Dokken e un debutto di fuoco a cura dei Winger. Per non dimenticare l’omonimo degli L.A. Guns che con i Guns N’ Roses divennero esponenti di punta di un nuovo sottogenere.

Yngwie J Malmsteen - OdysseyPer gli amanti della chitarra, specialmente gli assoli alla Ritchie Blackmore, uscirono due album memorabili: Stand in Line di Impellitteri e Odyssey di Yngwie Malmsteen, non a caso con alla voce Graham Bonnet il primo e Joe Lynn Turner il secondo (entrambi con un passato nei Rainbow di Ritchie Blackmore). L’esordio della Jeff Healey Band introdusse i metallari al blues ma l’album Heavy Metal per virtuosi nel 1988 fu il quasi interamente strumentale Go Off! dei Cacophony, dove Jason Becker e Marty Friedman pubblicarono una serie di assoli così potenti da sconfinare quasi nel Thrash. Lita Ford ottenne il suo definitivo successo solista con l’album Lita e le Vixen pubblicarono il loro album d’esordio, tanto per ricordare che il girl power era già ben presente e radicato nell’Heavy Metal degli anni ottanta. E mi preme di ricordare un altro fenomeno dell’epoca: il Christian Metal, che ebbe negli Stryper il gruppo di riferimento. Quell’anno pubblicarono In God We Trust, forse l’album più debole della loro carriera ma pur sempre quello che me li fece conoscere. E che dire della prima band Heavy Metal di colore? I Living Colour uscirono con Vivid e la nostra musica preferita non fu mai più la stessa!

Megadeth, SoFar So Good... So What?In campo strettamente Thrash fu un anno prolifico: Death Angel, Destruction, Overkill e Testament pubblicarono tutti ottimi nuovi album. I Megadeth pubblicarono So Far, So Good… So What? con una formazione rimaneggiata ma un tiro sempre al massimo (In My darkest Hour rimane fra i miei pezzi preferiti di sempre), gli Slayer regalarono ai fans un’altra perla (South of Heaven) mentre gli Anthrax uscirono invece con un album un po’ sotto tono (State of Euphoria). Ma la vera sorpresa furono i Voivod che se ne uscirono con quel capolavoro che ancora oggi è Dimension Hatröss. Coroner e Mekong Delta pubblicarono i loro rispettivi secondi album (Punishment for Decadence i primi e The Music of Erich Zann i secondi). Alcuni gruppi pubblicarono album fenomenali che però rimasero relativamente sconosciuti, fra questi Anacrusis (Suffering Hour), Blind Illusion (The Sane Asylum) e Deathrow (Deception Ignored). La scena Death Metal si consolidò proprio nel 1988 quando i Death pubblicano Leprosy, l’album che per molti rappresenta l’espressione più pura del genere, e fecero il loro esordio i Bolt Thrower (In Battle There Is No Law!) e i Carcass (Reek of Putrefaction). Per non dimenticare Pestilence, Sadus e Incubus anche loro tutti al primo album. Sempre in ambito estremo si segnala il secondo disco dei Napalm Death: From Enslavement to Obliteration.

Queensryche_-_Operation_Mindcrime_coverDopo la pubblicazione di una mia lettera su H/M cominciai a intrattenere alcune amicizie epostolari. Per i lettori sotto i trent’anni forse conviene spiegare che ci fu un tempo in cui se si volevano scambiare opinioni e formare amicizie con persone relativamente lontane si doveva prendere carta e penna e “scriversi” delle lettere. Ebbene una di queste amicizie mi consigliò caldamente di ascoltare i Queensrÿche, e mi dovette incalzare anche un paio di volte, ma alla fine mi decisi a comprare la cassetta di Operation: Mindcrime a scatola chiusa. Inutile dire che a tutt’oggi considero quell’album come il migliore uscito quell’anno e tra i miei preferiti di tutti i tempi, quindi grazie pen-pal ovunque tu sia oggi! Ricordo anche il secondo album dei Crimson Glory (Transcendence) e il primo album dei King’s X e soprattutto No Exit dei Fates Warning, primo lavoro con alla voce Ray Alder.

DeathSSE la scena Italiana non produsse nulla che meriti essere ricordato? Il mio primo contatto con la scena Italiana avvenne grazie a una cassettina che mi registrò un amico: da un lato The Story of Death SS e dall’altro In Death of Steve Sylvester. Musica che mi diede i brividi per settimane e che rimane forse per questo molto in alto fra le mie preferenze. Ma a proposito di brividi, nulla mi ha mai fatto tanta paura come Them di King Diamond. Quando lo ascoltai ero assolutamente impreparato a quei caratteristici cambi di timbro del cantante e la cosa mi fece tanta soggezione che mi ci vollero mesi per prendere in mano la cassetta per la seconda volta! E poi ci sarebbero altre decine di album da nominare: scoprii i Saxon con Destiny,  i Kingdon Come pubblicarono il loro primo album, i Pantera pubblicarono il primo album con Phil Anselmo… la lista è davvero troppo lunga.

Frank Zappa, Broadway The Hard WayLontano dal metal forse l’evento più importante dell’anno in campo musicale fu l’ultimo tour di Frank Zappa. Ovviamente non si poteva sapere in anticipo che sarebbe stato l’ultimo ma il gruppo di musicisti che lo accompagnava cominciò a litigare e le divergenze divennero così insanabili che gli ultimi concerti dovettero essere cancellati. Successivamente Frank compilò tre album live da registrazioni di quel periodo la prima delle quali, Broadway the Hard Way, uscì già nel 1988.

La lista che segue rappresenta uno spaccato di quanto di meglio uscito nel 1988. Li abbiamo messi in ordine alfabetico e  non ci illudiamo di essere riusciti ad includere tutto. Da parte mia ho voluto raccontare la mia limitata esperienza, il 1988 visto con gli occhi di un ragazzino appena quattordicenne che si affacciava sulla scena metal per la prima volta in vita sua. Guardando questa lista non posso fare a meno di stupirmi nel constatare quanti di questi album ascoltai “in diretta” quello stesso anno, senza internet senza MP3 e senza servizi di streaming ma con l’aiuto di stampa specializzata, fratelli maggiori di compagni di classe e tante ma proprio tante “cassette vuote”!

AC/DC — Blow Up Your Video
Blue Öyster Cult — Imaginos
Cinderella — Long Cold Winter
Coroner — Punishment for decadence
Danzig — Danzig I
Death — Leprosy
Death Angel — Frolic Through the Park
Deathrow — Deception Ignored
Fates Warning — No Exit
Helloween — Keeper of the Seven Keys part 2
Iron Maiden — Seventh Son of a Seventh Son
King Diamond — Them
King’s X — Out of the silent planet
L.A. Guns — LA Guns
Living Colour — Vivid
Malmsteen, Yngwie — Odyssey
Manowar — Kings of Metal
Megadeth — So far, So good, so what?
Metallica — …And Justice For All
Nuclear Assault — Survive
Overkill — Under the Influence
Poison — Open up and say… Ahh!
Queensrÿche — Operation: Mindcrime
Rage — Perfect Man
Riot — Thundersteel
Sieges Even — Life Cycle
Slayer — South of Heaven
Suicidal Tendencies — How will I laugh
Vicious Rumors — Digital Dictator
Voivod — Dimension Hatröss
Winger — Winger

P.S. A scanso di equivoci vorrei precisare che le immagini inserite in questo articolo rappresentano le cassette che comprai quell’anno. Con le sole eccezioni di Imaginos e Broadway The Hard Way, che ho inserito per l’immenso valore affettivo che attribuisco a entrambi.

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OBAKE – Mutations (2014)

obakeIl primo album degli Obake aveva suscitato un notevole interesse grazie ad un sound fragoroso, sgraziato, assordante – estremo, in una parola, assemblando vari input provienti da vari generi (grind, sludge, hardcore, noise rock) senza rientrare in nessuno di essi. Il secondo album, Mutations, alza l’asticella e se da un lato presenta maggiore accessibilità con un cantato semi-orecchiabile (in Infinite Chain fa pensare all’odioso David Sylvian), dall’altro espande il raggio d’azione con una lugubre psichedelia ed una vena teatrale accentuata. Sembra di ascoltare, per certi versi, uno strano incrocio fra Nine Inch Nails e Tool passato attraverso i suoni catramosi e lo spirito beffardo dei Melvins. Le canzoni sono dinamiche, con momenti di calma apparente seguiti da esplosioni di groove sludge e salmodie infernali degne dei sacerdoti di qualche culto lovecraftiano. Da segnalare la presenza al basso di Colin Edwin, conosciuto già nei Porcupine Tree e qui parte integrante di un ingranaggio ritmico assordante e punitivo. Disco interessante e ricco di spunti, al di là dei generi. Tutti gli appassionati di suoni grezzi, di suggestioni inquietanti e atmofere fra il grottesco e l’horror dovrebbero dare una chance agli Obake.

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